La Rivoluzione Islamica e la Guerra Imposta
di Shahid Mostafa Chamran

L’autore
Non è cosa semplice parlare del martire Mostafa Chamran, in quanto le nostre espressioni non si addicono alla grandezza di quegli uomini che hanno percorso la via di Muhammad, di ‘Ali e di Husayn. Consapevoli di questi limiti, presentiamo, nel pubblicare questo scritto, una sua breve biografia.
Nato nel 1932 a Tehran, Chamran ha iniziato le sue attività nelle organizzazioni Islamiche all'età di quindici anni, partecipando alle lezioni di Tafsir (commento) del Santo Qur'an dell’Ayatullah Taleqani ed assistendo alle lezioni di logica e filosofia del Martire Ayatullah Mutahhari.
Dopo aver compiuto gli studi fino al conseguimento della laurea in elettronica, vinse una borsa di studio degli Stati Uniti, dove si recò e visse per un periodo di 14 anni, ottenendo la laurea presso l'università del Texas. Ha quindi continuato fino al ricevimento del Ph.D. in elettronica e fisica, con ottimi voti, presso l'università della California a Berkeley. In seguito ha intrapreso ricerche nel campo dei satelliti e dei sofisticati radar nei laboratori della “Bell”. Oltre ad avere una conoscenza perfetta dell'inglese e dell'arabo, aveva dimestichezza con il francese ed il tedesco.
Fu tra i primi membri dell’“Associazione Islamica degli Studenti dell’Università di Tehran” e partecipò attivamente alle lotte politiche che portarono alla nazionalizzazione del petrolio. Dopo il colpo di Stato organizzato dalla CIA del 1953 fu membro del Movimento di resistenza nazionale, dove prestò indefessamente la propria attività, assumendo mansioni di rilievo nella lotta contro il regime dispotico e asservito all’imperialismo.
In seguito alla sanguinosa repressione dell’insurrezione del 1963 si rifugiò in Egitto, dove per due anni si addestrò alle tecniche di guerriglia. Dopo la scomparsa di Abdul Nasser si recò in Libano, dove prestò la sua attività accanto all’Imam Musa Sadr nell’organizzazione “Amal”, che aveva sollevato il vessillo dell’Islam e della Shi’a contro i sionisti oppressori ed i loro alleati falangisti. Il martire Chamran svolse un ruolo molto importante, parallelo a quello dell’Imam Musa Sadr, nel lavoro di risveglio, organizzazione e formazione dei combattenti libanesi, semi che germoglieranno in seguito nella nascita e fondazione nel paese dei cedri di Hezbollah, su ordine diretto dell’Imam Khomeyni.
In seguito alla vittoria della Rivoluzione Islamica, il martire Chamran, dopo tanti anni di lontananza, rientrò in patria. Finalmente potè mettere tutte le esperienze acquisite al servizio della causa, a cui aveva votato tutta la sua vita. Inizialmente è diventato comandante della divisione di governo delle Guardiani della Rivoluzione (Pasdaran), poi delegato del ministro degli Interni per gli affari rivoluzionari.
La sua fede, lo sprezzo del pericolo, il coraggio di cui sempre aveva dato prova, si rivelarono in modo indimenticabile in occasione dei disordini provocati da agenti al servizio delle potenze straniere in Kurdistan. Gli fu assegnato il comando militare della regione, che in poco più di due settimane fu completamente sotto il controllo delle forze rivoluzionarie. Dopo questo brillante risultato fu nominato dall’Imam Khomeyni come Ministro della Difesa.
Il martire Chamran ha comandato le forze di liberazione di Paveh, di Nosud, di Marivan, di Baneh e di Sardasht. Nel marzo del 1980 la gente di Tehran lo ha eletto come rappresentante nell'Assemblea Consultiva Islamica (Majlis).
L'Imam Khomeini lo nominò poi come suo consigliere militare e suo rappresentante nell Consiglio Supremo di Difesa.
In seguito all’invasione irachena dell’Iran lo vediamo accorrere in prima fila nel Khuzestan, e dirigere con successo alcune brillanti operazioni militari.
Il martire Chamran ha scritto numerosi articoli su questioni politiche, strategiche e dottrinali, ed è autore di testi di una grande profondità spirituale, tra i quali numerose poesie gnostiche. La maggior parte di essi sono state pubblicati senza la firma di alcun autore. Le attività di tipo dottrinale ed intellettuali, nelle sue idee, erano più importanti delle sue attività scientifiche, politiche o di guerriglia.
Il martire Mostafa Chamran, il ricercatore, lo scienziato, il mujahid ed il libero combattente, ha raggiunto il martirio durante la guerra imposta dall'Iraq il 21 giugno 1981, colpito da una scheggia di una bomba esplosa nel villaggio di Dehlaviyeh. Egli, proprio come aveva desiderato, seguì l’esempio dei martiri di Karbala e, novello Husayn del Khuzestan, lasciò questo mondo combattendo il suo jihad.

Introduzione
Il trionfo della Rivoluzione Islamica iraniana, dando inizio a dei nuovi valori, ha fatto tremare le instabili fondamenta dei governi reazionari e servili della regione che miravano congiuntamente all’incremento del loro potere al fine di ostacolare il processo rivoluzionario e di impedirne l’espansione.
A causa di ciò gli Stati Uniti d’America potrebbero perdere la loro più grande base nella regione, come anche i loro interessi petroliferi e altre preziose risorse nel nostro paese. Di conseguenza, essi non potrebbero in alcun modo tollerare la continuazione di questa Rivoluzione, soprattutto accorgendosi della minaccia nei confronti dei loro interessi anche in altri paesi della regione, poiché la Rivoluzione iraniana minaccia di estendersi ai paesi vicini e di estirpare il colonialismo e lo sfruttamento da questi paesi. Allo stesso modo, il sionismo internazionale, perdendo il suo più grande alleato e la sua più grande base nella regione, si trova adesso di fronte a un nuovo potente nemico rivoluzionario e intrepido, e quindi non può starsene tranquillo.
Alcune cospirazioni tentarono di far arrestare la Rivoluzione Islamica iraniana, dalle difficoltà e dai conflitti provocati all’interno del paese all’azione militare diretta degli Stati Uniti a Tabas.
L’imperialismo portò numerosi colpi alla Rivoluzione iraniana: complottò in diverse regioni di frontiera, negli uffici governativi, nell’armata; causò conflitti sotto la responsabilità delle organizzazioni radicali di sinistra tramite l’intermediazione delle bande associate al Taghut (termine coranico indicante qualsiasi cosa o persona che svia dal sentiero di Dio; nel presente contesto, è riferito allo Shah e al suo regime), o sotto la responsabilità delle differenti nazionalità e religioni; fomentò scioperi nelle officine in modo da attaccare l’industria nazionale, provocò disordini nell’agricoltura per interrompere la produzione agricola; lanciò un blocco economico, fece una cattiva propaganda, promosse delle calunnie; fece correre false voci, menzogne, e così via. Queste, alcune manifestazioni della cospirazione, ben coordinata dai nemici su tutta la loro linea contro la Rivoluzione Islamica iraniana, al fine di isolare il nostro paese nel mondo.
Infine l’Iraq, immaginando che il nuovo regime in Iran stesse subito precipitando, lanciò un attacco contro l’Iran sperando in un colpo di grazia. Alle due del pomeriggio, il 23 settembre 1980, l’aviazione irachena bombardò l’aeroporto di Teheran e quelli della maggior parte delle altre città. Dodici divisioni irachene, che si tenevano pronte all’azione al di là della frontiera, scatenarono un’invasione combinata della lunghezza di 800 km dal nord di Qasr-e-Shirin a Khoramchahr e Abadan.
Mentre l’armata era invischiata nelle sue difficoltà interne, alcuni lanciavano slogan chiedendo la sua dissoluzione, altri davano il libero corso ai risentimenti accumulati contro di essa durante gli ultimi decenni e altri ancora cercavano di smembrarla come un montone sacrificato. Perplessi, confusi, depressi per il loro complesso d'inferiorità, i soldati avevano perso totalmente la loro personalità umana e militare. Gli ufficiali non erano più in grado di comandare e i subordinati non obbedivano più ai loro comandanti.
Gli scioperi, i confronti, la confusione si susseguivano all’interno delle forze armate. La quinta colonna del nemico, lanciando slogan veementi e sediziosi e citando i duri sentimenti del personale militare, eliminava in pratica la disciplina militare e impediva ogni misura costruttiva. Il blocco economico imposto dagli Stati Uniti aveva provocato una penuria di pezzi di ricambio per l’equipaggiamento militare. Soprattutto l’espulsione degli specialisti militari stranieri aveva causato, oltre allo smarrimento, un fermo completo ovunque. Ciò che era rimasto delle nostre forze militari era l’estenuazione nel corso dei combattimenti locali in Kurdistan, a Gombad-e-Qabus e a Khorramchahr.
Di conseguenza all’inizio dell’invasione nemica solo due divisioni, la 92esima divisione d’Ahvaz e di Kermanchah, dettero segni di vita. Ma queste erano organizzate in modo imperfetto, equipaggiate mediocremente, demoralizzate e totalmente sprovviste d’impeto all’azione. Ecco come il nemico, forte di dodici divisioni blindate, avanzò rapidamente guadagnando ben presto le vicinanze delle grandi città d’Abadan, d’Ahvaz e di Dezful. Fu poi avviata un’invasione di grande portata, quella del Khuzistan, in seguito a una distrazione nella regione di Qasr-e-Chirin.

L’illusione di Saddam
Saddam, basandosi unicamente su una valutazione riguardante le forze irachene e iraniane, notando queste ultime in condizioni assolutamente sfavorevoli, e spinto dai calcoli occidentali, immaginava di poter rovesciare il regime Islamico dell’Iran in tre giorni; con questa vittoria egli poteva compensare i dispiaceri delle disfatte degli arabi nelle loro guerre contro Israele presumendo oltretutto di diventare, in quanto vincitore di questo conflitto, il leader del mondo arabo, ambizione a cui egli ambiva già da vari anni.
L’armata di Saddam, dunque, schiacciando le forze indebolite dell’armata Islamica iraniana, avanzò rapidamente fino a colpire le grandi città. Fu qui che lo stesso popolo iraniano entrò in scena sbarrando l’avanzata del nemico. Gli eroici abitanti di Khorramchahr, sacrificando i loro figli e assestando duri colpi al nemico, compirono grandi gesta di devozione, di coraggio e di martirio tanto che Khorramchahr fu ribattezzata come “Khuninchahr” (città di Sangue e di Resistenza) rimanendo così immortale nella storia per la sua accanita resistenza popolare e la sua grande devozione per la Rivoluzione Islamica iraniana. Dunque, le forze irachene dovettero fermarsi ovunque incontravano masse popolari di modo che alla fine, passarono dall’offensiva alla difensiva, il corso della guerra cambiò e i progetti di Saddam per la presa dei punti strategici in Iran e per il rovesciamento del regime Islamico iraniano fallirono.
I primi giorni dell’invasione le forze nemiche si trovarono favorite allorquando le nostre si trovavano nelle condizioni più sfavorevoli. La forza nemica era venti volte più grande della nostra; soprattutto per quanto riguarda l’equipaggiamento e le munizioni, non c’era alcuna parità fra le due parti in guerra. Frattanto, il nemico non riuscì a prendere che una parte del deserto, delle regioni di frontiera inabitate e alcune piccole cittadine.
Dopo l’arruolamento del popolo nella lotta, impedendo così l’avanzata del nemico, l’armata fu a poco a poco in grado di equipaggiarsi e di organizzarsi, di riparare i suoi carri armati e i suoi mezzi di trasporto del personale, di condurli sulle scene della guerra e di risolvere a poco a poco i suoi problemi interni. Pian piano l’armata riuscì a portare il rapporto di forze iniziale da venti a uno a un nuovo rapporto di tre a uno. Secondo le leggi militari, le forze offensive devono essere all’incirca tre volte superiori alle forze difensive, e così fu in tal modo stabilito un equilibrio pratico.
Dopo il ristagno dell’avanzata nemica, le nostre forze combattenti lanciarono dei contrattacchi di cui qualche brillante risultato poté essere visto nelle vittorie di Bazideraz, di Chuch e di Allaho-Akbar. Le forze iraniane avanzavano e le forze irachene indietreggiavano. L’equilibrio delle forze cambiava continuamente in favore della Rivoluzione Islamica iraniana; di conseguenza l’invasione irachena era consacrata alla disfatta, e noi saremo testimoni di più grandi vittorie della Rivoluzione in un prossimo avvenire.
Perché Saddam ha sbagliato?
Ora, è evidente che Saddam e i suoi protettori si erano ingannati nei loro calcoli, poiché traendo, come sempre, valutazione da una stima personale e soggettiva, essi avevano considerato solo le loro forze militari e la loro superiorità sostanziale. Nel corso della guerra entrarono in gioco alcuni fattori imprevisti. I principali sono i seguenti:
Il fattore del Popolo
Saddam e i suoi protettori non avevano assolutamente tenuto conto del potere del popolo. Infatti i dittatori non si fidano dei loro sottoposti e non li tengono in considerazione. Essi rimangono sempre ostili nei confronti dei loro popoli, che li odiano, imponendogli la loro volontà. Dittatori come Hitler e Stalin si appoggiavano sulla loro potenza militare e sui loro terribili servizi di informazione; imponevano il loro giogo satanico attraverso la via della costrizione, dell’intimidazione e della tortura. Di conseguenza consideravano il potere delle altre nazioni sulla base della loro potenza militare, delle loro armi pesanti e leggere e dei loro servizi di informazione. Trascurando il potere inesauribile del nostro popolo in rivolta, essi furono incapaci di prevedere che gente del popolo stesso potesse sacrificare la propria vita, in questo modo, per la difesa del proprio ordinamento ed esercito.
La Rivoluzione Islamica iraniana è scaturita in seno alle masse popolari. Di conseguenza è il nostro popolo che ha accettato di cuore tutte le condizioni sfavorevoli e le difficoltà, con la sua pazienza e la sua tolleranza rivoluzionaria, e che non risparmia nessuna devozione per salvaguardare i risultati della propria Rivoluzione. La potenza militare dell’Iran si appoggia sul potere della nazione, il quale deriva dall’Infinito e rappresenta la volontà sempre eterna di Dio.
Durante la guerra abbiamo visto decine e centinaia di migliaia di giovani unirsi con entusiasmo alle unità combattenti e offrire i loro corpi contro le palle e le schegge di granata con la ferma determinazione di sacrificarsi per la Rivoluzione. Abbiamo incontrato anziani, adolescenti e donne che imploravano l’autorizzazione per andare al fronte per poter raggiungere il grande onore del martirio. Abbiamo visto delle madri rifiutare anche il pane quotidiano ai loro figli per inviarlo ai nostri combattenti al fronte.
Anche gli arabi del Khuzistan su cui Saddam aveva contato per la fedeltà e l’assistenza, immaginando che egli potesse attirarli dalla sua instillandovi un sentimento nazionalista ed etnico, fecero prova della loro fedeltà all’Iran e ignorando ciò che Saddam aveva loro promesso, abbandonarono tutti i loro beni e preferirono la vita nei campi lontani (con tutte le privazioni che comporta una vita errante) al dominio dei partigiani di Saddam, servendo così in tal modo di lezione a Saddam e a ben altri razzisti!

L’Armata della Repubblica Islamica iraniana
Durante i decenni prima della Rivoluzione la nostra armata era impiegata al servizio del Taghut, contro il bene pubblico e l’interesse nazionale, proteggendo la fortezza degli Stati Uniti in Medio Oriente. Prima, infatti, il nostro esercito era asservito al Taghut, al sionismo e all’imperialismo, e non aveva né volontà né personalità, idolatrava il Taghut e gli obbediva ciecamente.
Saddam e i suoi consiglieri immaginavano che il nostro esercito, considerato il suo passato, fosse contro la Rivoluzione Islamica in Iran e che nel momento dell’invasione irachena approfittasse della prima occasione per unirsi subito all’esercito iracheno, marciando su Teheran per rovesciare il nuovo regime.
Ma, contrariamente a ciò che immaginavano i nostri nemici, il nostro esercito si batté validamente e compì dei veri miracoli. In tutti i paesi, la funzione normale dell’esercito è quella di difendere l’indipendenza e di preservare l’integrità territoriale del paese; ma sotto il Taghut il nostro esercito avrebbe agito contro la sua funzione normale e naturale, cioè in luogo di difendere l’indipendenza della patria, l’avrebbe sacrificata agli interessi dei nostri nemici. E se un uomo dallo spirito libero avesse protestato contro questo mal funzionamento, l’esercito lo avrebbe represso crudelmente.
Questo stato di cose aveva sviluppato nell’esercito un complesso d’inferiorità e una coscienza colpevole. L’esercito non aveva avuto altra scelta finché la trionfante Rivoluzione Islamica non avrebbe fornito ai nostri soldati un vasto campo di azione in cui essi avrebbero potuto provare la loro fedeltà verso la Rivoluzione e assumere la salvaguardia dell’indipendenza nazionale.
L’esercito fu così messo in grado di superare il suo complesso di inferiorità, di scaricare la sua coscienza colpevole, offrendo liberamente il proprio sangue, acquistando popolarità nella nazione.
Di conseguenza l’esercito si segnalò sempre di più in quella circostanza storica unica che le si era presentata e compì dei miracoli che stupirono la nostra nazione e anche il mondo intero.
Lo sbocciare dei talenti e delle capacità naturali
Va da sé che le attitudini e i talenti individuali appassiscono in un governo dittatoriale. Il dittatore è onnipotente e nessun altro ha il potere di decidere. Così, sotto l’ex-regime, il Taghut prendeva delle decisioni per altri mentre nessuno poteva fare niente senza la sua approvazione.
Saddam, ugualmente, in Iraq decide e pensa per tutti e non permette a nessuno di pronunciar parola. Egli detiene tutta la forza dei suoi armamenti senza lasciar spazio alle iniziative altrui. Ecco perché nessun talento e nessuna capacità individuale ha modo di svilupparsi laggiù. Al contrario in Iran, dopo la Rivoluzione, il nostro popolo si trovò obbligato a sviluppare le sue attitudini e i suoi talenti nascosti in modo da compensare le insufficienze e le penurie verificatesi a causa del blocco economico straniero, della crisi dei prezzi, del boicottaggio, della pressione dei bisogni giornalieri e a causa della lotta a tutto campo contro le superpotenze e i loro agenti servili.
La volontà di resistere e il desiderio di riportare la vittoria sono emanati dal cuore del nostro popolo, il cui talento ha deciso di tener testa al proprio nemico in qualsiasi circostanza difficile e, quanto alla guerra attuale, di cacciare l’aggressione a qualunque costo dalla patria Islamica. Può darsi che sia sempre per questa stessa ragione che in tutto il paese le attitudini e i talenti insospettabili si sono improvvisamente messi all’opera, creando in tal modo un mondo pieno di innovazione e creatività, e lanciando una vasta attività di ricostruzione. Ovunque gli individui dotati e capaci operano per provvedere ai bisogni tecnici, industriali e militari del paese.
Questa campagna scientifica e industriale, mirando ad assicurare la nostra indipendenza economica e militare, è probabilmente il risultato più importante della lotta rivoluzionaria del nostro popolo, la conseguenza immediata delle sanzioni economiche intraprese dai nemici contro il nostro paese e il contraccolpo della pressione straniera e dell’urgenza delle nostre necessità.
Finché una nazione non potrà tenersi in piedi sulle proprie gambe e fintanto che non avrà riscoperto la sua indipendenza economica e militare, essa continuerà ad essere schiava degli altri.
Il trionfo o la sconfitta della Rivoluzione Islamica iraniana dovranno essere considerati sotto molti aspetti: culturali, individuali, filosofici, sociali, politici, economici e militari. Questa Rivoluzione ha grandi dimensioni storiche e universali, senza precedenti durante i 1400 anni della storia dell’Islam.
Essa ha fatto rivivere la missione sacra dell’Islam in questo critico periodo della storia del mondo. Il suo trionfo o la sua non-riuscita condurrà direttamente alla vittoria o alla disfatta dell’Islam e dei criteri e valori che ha presentato.
Per studiare le conseguenze di questo trionfo o di questa sconfitta, si dovrebbe conoscere la natura di questa Rivoluzione e, soprattutto, paragonarla con altre celebri rivoluzioni ed esaminare il suo affetto filosofico e sociale nel mondo.
Fra le importanti rivoluzioni effettive dei tempi moderni si deve ricordare la rivoluzione francese e la rivoluzione d’Ottobre in Russia.
La prima offrì la democrazia e la libertà all’occidentale, i cui risultati furono la libertà individuale, i sistemi capitalisti occidentali, la libera competizione, il colonialismo, lo sfruttamento di altri paesi, l'oppressione e, infine, temibili guerre mondiali e lo sterminio di esseri umani.
Anche la libertà ispirata dalla rivoluzione francese divenne ben presto uno strumento e un pretesto in mano ai capitalisti e ai potenti tanto che ora non resta altro che un nome privo di senso.
La rivoluzione d’Ottobre in Russia, richiedendo la giustizia sociale per gli oppressi, offrì loro il socialismo.
Questa dottrina voleva impedire lo sfruttamento, eliminare il capitalismo nazionalizzando i mezzi di produzione e distribuzione e dotare la classe operaia del potere supremo nell’organizzazione sociale. La rivoluzione d’Ottobre stabilì il sistema socio-economico dell’"Est" predominante in Unione Sovietica e nei suoi alleati, in cui è presente il dispotismo e lo sfruttamento, nel quale il popolo è stato ridotto in schiavitù, laddove si sentono sempre urla di insoddisfazione e laddove numerose rivolte sanguinose contro l’autorità stabilita indicano l’insuccesso dello stesso sistema.
Entrambe queste rivoluzioni, quella francese e quella russa, sono identiche dal punto di vista filosofico, poiché tutte e due sono orientate verso la dimensione materiale dell’uomo; poiché entrambe si propongono di provvedere ampiamente al piacere e al godimento materiale dell’uomo con ogni possibilità. Il loro obbiettivo è lo stesso, ma i loro modi di raggiungere tale obbiettivo sono diversi: una ha scelto il capitalismo e l’altra il socialismo.
In generale, questi due sistemi hanno fondato la loro ragion d’essere sui due principi seguenti:
- Il principio dell’amore di sé stessi: costituendo la base dell’egoismo e della ricerca dell’interesse personale presso l’uomo, questo principio stimola l’attività umana al fine di far derivare il maggiore piacere e godimento possibile nella vita. Di conseguenza, induce gli esseri umani a servirsi della scienza e della tecnologia per assicurare meglio i mezzi del loro conforto e del loro piacere.
- Il principio della lotta per l’esistenza: esso produce il fondamento della competizione e della lotta fra gli esseri umani. Di conseguenza ciascuno deve lottare contro gli altri nella giungla della società, come gli animali selvaggi, per sopravvivere, fare progressi e assicurarsi la maggior parte dei beni e dei piaceri del mondo. La scienza e la tecnologia sono chiamate a fornire agli uomini mezzi sempre più efficaci per battersi l’uno contro l’altro, per usurpare i diritti l’uno dell’altro e, infine, per meritare "la sopravvivenza dei più abili".
Questi due principi sono all’origine di massacri, di crimini, di guerre spaventose, di spargimenti di sangue e di genocidi. Notiamo, infatti, non solo che la scienza e la tecnologia non servono gli esseri umani, ma al contrario forniscono loro dei mezzi pericolosi per distruggersi rapidamente e nel “miglior modo” possibile.
La grande difficoltà inerente a questi due sistemi è che entrambi non danno valore che al lato materiale della vita, ponendo entrambi la soddisfazione dei desideri materiali dell’uomo al primo posto del loro programma filosofico e sociale.
Sul triste fondo di queste due rivoluzioni, la Rivoluzione Islamica iraniana splende sopra le nubi dell’ignoranza e dell’egoismo materialista. Certamente è stata ispirata dagli insegnamenti Islamici ai quali essa deve le sue caratteristiche.
L’Islam si fonda su due altri principi opposti ai due sopraccitati. Questi sono:
- L’adorazione di Dio: l’Islam sostiene che il Creatore dell’essere umano, così come lo scopo di quest’ultimo nella vita, non sia altro che Dio. Questa dottrina fondata sulla nozione della divinità predica la lotta contro l’egocentrismo, così come la restrizione del piacere e dell’interesse personale; essa disapprova la vanità umana, l’egoismo e la ricerca degli interessi personali e paragona una creatura fangosa e sporca a ogni individuo materialista che non ricerca che il piacere dei sensi e il suo godimento materiale. Secondo questi insegnamenti soltanto Iddio Unico è adorato come la fonte di ogni criterio e virtù.
Qui l’essere umano non si sottomette che a Lui, si libera così di ogni specie di ateismo, di idolatria o di politeismo e raggiunge quindi la sua vera libertà. Questi insegnamenti sostengono che la sottomissione a Dio, cioè all’Infinito e alla Perfezione Assoluta, conduce l’essere umano verso la perfezione stessa, lo libera dai legami e vincoli materiali di questo basso mondo e da tutti i falsi idoli ingannevoli.
In tal modo l’essere umano è "decentrato"; scende dal suo trono di antropocentrismo e si sottomette soltanto al Vero. L’essere umano acquista merito quando si umilia davanti al Vero, perché quando si prosterna davanti a Dio esso integra il modello divino in tutto il suo essere e in tutti i suoi atti, divenendo così "il vicario di Dio sulla terra" (khalifatullah fil ardh). E’ in questo modo che il problema dell’egoismo e della verità umana, e anche le difficoltà che ne risultano, possono essere risolti, si può pervenire alla pace e alla riconciliazione con sé stessi e con gli altri, possono scomparire le guerre, le stragi, l’oppressione, lo sfruttamento degli uomini sugli uomini. Infine, in tal modo, l’uomo può dominare il suo ego e uscire dal fango dei desideri e dei suoi appetiti sensuali ed evolvere da creatura fangosa a creatura divina.
- Cooperazione nella vita: l’Islam crede al principio di cooperazione nella vita invece che al principio della lotta per la vita e dell’antagonismo fra gli esseri umani e le altre creature, che invece prevale nelle scuole materialiste. Questo principio di cooperazione prende origine dalla fede nell’unità dell’uomo e delle altre creature. Secondo l’Islam, non si deve partecipare a una lotta se non per aiutare la verità contro la falsità, concetti specificati secondo i criteri e i precetti divini. Di conseguenza nessuno ha il diritto di lottare contro gli altri per fini personali e per interessi privati o di calpestare il diritto dei più deboli. Essenzialmente ciò che impedisce certuni ad assalire altri, sono i limiti e le sanzioni stabilite dalla divinità, e non la potenza difensiva di questi ultimi.
L’Islam pone l’accento sulla cooperazione tra gli uomini e sull’abnegazione degli interessi privati per guardare al beneficio collettivo, affinché tutti gli esseri umani possano vivere in un ambiente di pace e d’amore. A ragione di queste caratteristiche e grazie alla sua enfasi sulla spiritualità, l’Islam è capace di materializzare le aspirazioni defunte dei due sistemi sopraccitati del nostro tempo (capitalismo e socialismo).
Come già abbiamo detto, il sistema occidentale, sostenendo la causa della democrazia e della libertà, poggia sulla assoluta libertà e la libera competizione degli individui.
Ora, in seguito alla differenza inevitabile delle attitudini e delle capacità individuali, solo gli individui capaci di sfruttare i meno dotati e i meno adatti acquistano un più grande potere finanziario e divengono più ricchi. Da ciò, la forza materiale, la potenza finanziaria e infine l’oppressione rientrano in scena, opponendosi allo stabilirsi della giustizia sociale. Nel sistema socialista, allo scopo di assicurare la giustizia sociale, si sacrifica la libertà degli individui, si rifiuta loro il diritto di proprietà e non si dà loro la possibilità di sfruttare gli altri.
Come abbiamo sottolineato in precedenza, questi due sistemi sono diametralmente opposti, e né l’uno né l’altro hanno raggiunto il proprio obbiettivo (e non ci arriveranno mai). Al contrario, grazie alla sua concezione monoteista presente in ogni questione, l’Islam può realizzare la vera libertà dell’uomo e stabilire la giustizia sociale nel migliore dei modi. Il trionfo o la sconfitta della Rivoluzione Islamica iraniana equivalvono al trionfo o alla sconfitta dell’ideale umano di realizzare un sistema sociale coerente che, in ragione del suo sostegno alla spiritualità, garantisce la libertà reale dell’uomo e anche la giustizia sociale.
Ora, esaminiamo, da diversi punti, le conseguenze del trionfo o della non-riuscita della Rivoluzione Islamica iraniana.
- Effetto sull’Islam e i musulmani: l’Islam ha iniziato a sviare dalla Retta Via dopo la morte del suo Santo Profeta (S). Alcuni opportunisti, che fin dall’inizio si erano opposti all’Islam, si infiltrarono nelle file dei musulmani facendo allontanare questa nuova religione sempre di più dalla sua via originale.
I Califfi Ommaiadi e Abbassidi stabilirono un regime, posero la nazionalità araba al di sopra di tutte le altre disprezzando allo stesso tempo le virtù, la scienza e la misericordia, i quali costituivano il criterio della superiorità degli uomini nell’Islam. Successivamente, le altre nazioni si sollevarono in protesta, nacquero divergenze da più parti e la forza dei musulmani iniziò a diminuire.
A poco a poco i musulmani si indebolirono a tal punto che persero la loro identità e personalità. Caddero gradualmente sotto il dominio delle potenze straniere e degli aggressori, ed infine furono sottomessi all’impresa dei colonialisti occidentali moderni. Essi persero la loro identità Islamica e divennero semplici schiavi dei colonialisti. Scuole di pensiero occidentali e orientali furono propagate nei paesi Islamici al fine di uno svago culturale e intellettuale, in modo che i mali e i vizi occidentali penetrassero in tutti i campi della vita dei musulmani. Sebbene esteriormente sembrassero indipendenti, gli stati Islamici furono imprigionati in un’invisibile ragnatela: un nuovo tipo di colonialismo li aveva avviliti e devitalizzati attraverso vie economiche, intellettuali e culturali.
Sembra opportuno ricordare che un popolo, avendo perduto la sua tradizione, assomiglia ad un albero senza radici, albero che l’impetuoso vento degli avvenimenti abbatte e distrugge facilmente. Allo scopo di sfruttare una nazione, la politica colonialista cerca di minarne la cultura in modo da far prevalere la propria mentalità.
E’ una storia lugubre che si è ripetuta in tutti i paesi della regione nel corso di questi ultimi secoli. Non essendo riusciti a riaffermare la loro identità storica e culturale, la maggior parte di questi paesi sono sempre esposti al rifiuto intellettuale e culturale così come ai vizi provenienti dall'Occidente.
La Rivoluzione Islamica iraniana ha dato una forte scossa al mondo Islamico dopo un lungo periodo di abbattimento e aberrazione, e ha dimostrato che l’Islam è l’arma più potente con la quale i popoli possono assicurarsi le loro libertà e la loro salvezza in questa turbata epoca.
Alcuni musulmani che prima si sentivano handicappati per il fatto di essere musulmani, e che avevano spesso vergogna di rivelare la loro religione, si sistemano nelle file della preghiera comunitaria per le strade delle grandi città africane ed europee, in pieno giorno, davanti agli occhi dei passanti, degli apparecchi fotografici e degli spettatori; adesso essi si sentono fieri di essere musulmani. I movimenti Islamici vanno crescendo ovunque anche nei paesi dell’Europa dell’Est e dell’Ovest.
I "mustadh’afin" (diseredati) del mondo sono ora ricorsi all’Islam per la loro liberazione reale dalla dominazione dei "mustakbirin" (oppressori). Anche i palestinesi oppressi e i diseredati nei territori occupati dagli israeliani fanno appello all’Islam per essere soccorsi nella loro lotta contro Israele.
D’altra parte, i colonialisti, allarmati, fanno propaganda con tutta la loro forza contro l’Islam, attraverso la diffamazione e la calunnia. Ai nostri giorni l’Islam è entrato sul campo di battaglia come il più potente e il più dinamico fattore sociale per salvare gli uomini dallo sfruttamento e dai progetti dei colonialisti. Dopo 1400 anni l’Islam sta per rianimarsi e per riguadagnare la sua reputazione e la sua supremazia storica. La potenza e il progresso dell’Islam rianimato dipendono, in gran misura, dal trionfo della Rivoluzione Islamica iraniana.
- Effetto sul Medio Oriente: al momento il Medio Oriente è senza dubbio la regione più critica del mondo musulmano. Dal punto di vista storico è la culla dell’Islam e delle altre religioni divine. Strategicamente è di grande importanza e, sul piano economico, comprende il più grande giacimento petrolifero del globo. Nel corso di questi ultimi secoli, i colonialisti si sono infiltrati in questa regione, hanno stabilito il loro dominio sugli indigeni, creando divergenze tra di loro.
Al momento attuale, i due blocchi, orientale e occidentale, l’hanno diviso tra loro, e gli stati regionali si sono sottomessi alla politica dell’Est o a quella dell’Ovest. Litigi continui e scontri hanno esaurito, indebolito e avvilito i popoli. Inoltre, lo stato tiranno di Israele è stato insediato per mano dei colonialisti nel mezzo di questa regione per eseguire i loro piani nefasti, sbarrare la via al progresso e all’unità dei popoli e infine, per mantenere la regione sotto il loro giogo. Adesso noi stiamo facendo fronte alle brighe diaboliche del colonialismo.
Per citare qualche esempio, Henry Kissinger, noto artefice del sionismo e dell’imperialismo, sta per smembrare gli stati della regione. Il Libano tormentato si trova in mezzo al fuoco e al sangue e dopo molti anni di dispute e di lotte il pericolo di disintegrazione o di annientamento lo minaccia sempre più. Simili torbidi intrighi hanno ordito per lo smembramento e la divisione della Siria, dell’Iraq e dell’Iran. Le super-potenze hanno creato numerose scuole di pensiero e di politica in Medio-Oriente, disunendo i popoli e mettendoli alle prese con una quantità di correnti sataniche. Per esempio esistono adesso più di 72 partiti politici e fazioni militari nel territorio esiguo del Libano, la maggior parte dei quali sono associati alle potenze straniere e ricevono denaro e armi per distruggersi a vicenda. Notiamo che i colonialisti si sforzano sempre di più per aggravare la situazione tra le differenze religiose e settarie in Libano, in Siria, in Iraq e in Iran, e da queste differenze vogliono far nascere gli scontri sanguinosi.
Notiamo che sotto la copertura del nazionalismo hanno ugualmente coinvolto le diverse nazioni della regione, in modo che queste si indeboliscano l’una con l’altra. Per esempio, facendo appello all’idea di nazionalità, e quindi al disprezzo dei precetti Islamici, hanno attizzato le passioni degli arabi al punto di glorificare la loro nazionalità in vista di accentuare le differenze etniche e nazionali nella regione. Mettendo in evidenza nuovi criteri, la Rivoluzione Islamica iraniana ha prodotto un profondo effetto sui paesi del Medio-Oriente. Ha fatto tremare gli stati vassalli e reazionari della regione, ravvivato la speranza nei cuori dei mustadh’afin, spinto i popoli colonizzati e afflitti alle prime linee di lotta, e ha indicato a tutti la vera via della vittoria alla luce dell’Islam autentico, attraverso un ritorno all’Islam originario.
Il successo di questa Rivoluzione fu un colpo duro al sionismo e all’imperialismo perché il Taghut, in Iran, costituiva la più grande base di Israele e degli Stati Uniti nel Medio Oriente. Un pensatore sionista negli Stati Uniti aveva dichiarato: “Il regime dello Shah e quello di Israele hanno una connessione organica e la caduta di quella significherebbe la rovina di Israele”.
La Rivoluzione Islamica iraniana ha privato gli Stati Uniti di questa base, ha liberato un’importante riserva in petrolio del mondo dai tentacoli e dai monopoli americani, ha denunciato il governo degli Stati Uniti come il nemico numero uno dei mustaz’afin dell’Iran, ha ingaggiato una lotta di base contro gli Stati Uniti, ha messo in pericolo ogni interesse americano nella regione e ha fatto della lotta contro gli sfruttatori la punta d’arco della Rivoluzione Islamica. Per ciò che concerne gli Stati della regione, i principi e le posizioni della Rivoluzione Islamica iraniana sono sommariamente come segue:
1) La posizione “né orientale né occidentale”: Questo principio impone strettamente ai musulmani di non dipendere che da loro stessi per salvaguardare la loro indipendenza intrinseca di fronte alle super-potenze. Ai nostri giorni disgraziatamente le nazioni sono ricorse all’una o all’altra super-potenza (secondo il caso) per liberarsi dalle forze sataniche e al fine di poter salvaguardarsi l’una contro l’altra. Abbiamo visto, infatti, più di un movimento rivoluzionario contro i governanti oppressivi cadere grazie a una super-potenza, affidando la loro speranza all’assistenza di quella. Ad esempio molti paesi e movimenti rivoluzionari, sperando nel soccorso dell’Unione Sovietica per combattere la coalizione degli Stati Uniti e di Israele opponendosi alla liberazione della Palestina, sono infatti caduti nelle braccia dei sovietici, poiché essi ignoravano il fatto che le super-potenze, malgrado la loro rivalità e lotta, sono d’accordo quanto al dominio su questa regione e allo sfruttamento di questi popoli.
L’Unione Sovietica fu infatti il primo Stato a riconoscere il governo di Israele e ogni anno inviava un gran numero dei suoi ebrei in Palestina. I nostri fratelli nella regione dovrebbero sapere che l’Unione Sovietica, ai fini della sua lotta contro gli Stati Uniti, è prontissima a fornire armi ad un paese o ad un movimento rivoluzionario a condizione, ogni volta, che quello abbia sempre bisogno dei sovietici e che si muova sempre nella loro sfera politica.
Noi non siamo contro l’idea di approfittare dei conflitti delle super-potenze, ma crediamo certamente che non dobbiamo attenderci da questi l’indipendenza e l’auto-sufficienza, altrimenti saremmo rimasti il trastullo delle potenze straniere e della sinistra politica colonialista. Dobbiamo sbarazzarci dell’idea di dover camminare sempre al passo dell’Occidente o dell’Oriente. I nostri popoli devono contare sulla propria creatività e innovazione, operare per diventare autosufficienti, nella scienza e nella tecnologia, recuperare le loro identità e personalità culturali, e svincolare il loro destino dalla dittatura di Washington o di Mosca.
2) Regolamento amichevole nelle dispute nella regione: Dovremmo ricordarci che ai giorni nostri il colonialismo resta attaccato allo stesso vecchio motto: “Divide e impera”. Adesso ci sono più dispute settarie, razziali, nazionali e politiche in questa regione che in tutto il resto del mondo, e giustamente Kissinger e gli altri politici colonialisti cercano di attizzare il fuoco su queste discordie per trarne profitto.
La vittoria nella lotta contro l’oppressore esige che gli oppressi si muovono verso l’unità. Diverse sette e religioni, differenti nazionalità e gruppi etnici si trovano in questa regione. Mettere in rilievo non importa quale di queste differenze causerà ancora più divisione e confusione. La fede nell’Islam è il solo mezzo per realizzare l’unificazione delle forze.
Non è che sotto l’egida dell’Islam le varietà confessionali possano essere eclissate, che le diverse nazionalità non possano sentirsi a proprio agio l’una con l’altra, poiché l’Islam le tratta tutte giustamente e come tra fratelli. non preferisce l’una all’altra in considerazione della nazionalità, razza, lingua, colore della pelle, ma adopera criteri più elevati per giudicare i popoli perché rispetta ognuno, preserva i diritti di ognuno in modo equo, non lasciando dunque alcun soggetto d’animosità, sensibilità o differenza.
3) Protezione dei mustadh’afin della regione: la Rivoluzione Islamica iraniana si trova impegnata sui seguenti punti. Continuare la lotta contro la tirannia, il colonialismo, il sionismo, riunire tutti i “mustaz’afin”, incoraggiarli, impegnarli tutti nella lotta, considerare la lotta centrale contro la corruzione e l’oppressione come il dovere obbligatorio di ognuno, il silenzio o l’indifferenza in questo caso come un’attitudine perfida, infondere alla gente lo spirito dinamico della lotta e del Jihad, creare una forza globale per combattere il colonialismo e, soprattutto, operare per la liberazione e l’indipendenza di tutte le nazioni.
La Rivoluzione Islamica iraniana sostiene come punto dottrinale che lottare contro l’oppressione e per la difesa dei “mustadh’afin” è un dovere della fede canonica e umanitaria, e di conseguenza non si tirerà indietro davanti ad alcun sacrificio per compiere questo dovere. La forza dinamica portata dalla Rivoluzione iraniana è il più grande trionfo nel processo politico militare della liberazione della Palestina e di Gerusalemme e un obiettivo sacro che la nostra Rivoluzione, finché durerà, si sforzerà di raggiungere senza mai arrivare ad un compromesso con i governi corrotti, oppressivi, colonialisti o aggressivi.
Adesso, sia gli amici che i nemici della Rivoluzione Islamica iraniana sanno bene, in ragione della sua posizione dottrinale fondamentale, che essa è amica e difensore dei “mustadh’afin” ma nemica dei “mustakbirin” del mondo.
Ciò è perché da un lato, i colonialisti e i loro servi hanno unito tutte le loro forze per abattere questa Rivoluzione e, dall’altro, i mustadh’afin hanno voltato i loro sguardi pieni di speranza verso il trionfo finale e decisivo e lo sostengono di cuore.
Dopo il trionfo iniziale della Rivoluzione, sono stato personalmente testimone delle passioni scatenate dai mustadh’afin in Libano; la gente affluiva nelle strade gridando, stracciandosi gli abiti per l’entusiasmo, accogliendo così il nuovo trionfo della rivolta generale in Iran. Nel sud del Libano incontrai un’anziana donna il cui marito e unico figlio erano stati martirizzati e la cui casa era stata distrutta nel corso dei bombardamenti israeliani. Accovacciata sulle rovine della sua casa, alzando le braccia al cielo, ella pregava per il trionfo della Rivoluzione Islamica iraniana e per la buona salute della sua onorevole Guida. A questa anziana donna, afflitta, ridotta a vivere sulle macerie, la sua miseria presente, il suo avvenire, la perdita di suo marito e di suo figlio, la distruzione del suo alloggio, la stessa situazione catastrofica della sua patria, tutto pareva eclissato se non fosse stata la sua speranza per l’avvenire dalla Rivoluzione Islamica iraniana. Ella sapeva che non le restava che una sola via di liberazione di fronte ai nemici assetati di sangue che la circondavano, ed era il trionfo finale di questa Rivoluzione.
Un ambasciatore iraniano in un paese africano raccontava che un giorno un africano musulmano lo prese per il colletto e gli disse con tono implorante: “Per favore, lasciate da parte le vostre dispute interne e i vostri litigi personali. Tutte le nostre speranze ed i nostri desideri poggiano nella vostra Rivoluzione Islamica. Se voi non sentite pietà per voi stessi, abbiate almeno pietà di noialtri disgraziati”.
- Effetti sul mondo: su un piano più vasto la Rivoluzione Islamica iraniana ha colpito tutti. I giostratori dei due sistemi socio-economici prevalenti furono stupiti e presi alla sprovvista dal trionfo miracoloso di questa Rivoluzione. Il Taghut in Iran era sostenuto senza riguardo dalle due super-potenze e anche dalla Cina e disponeva di uno dei più grandi eserciti del mondo; tuttavia il suo esercito si disintegrò di colpo quando si trovarò faccia a faccia con la forza di un popolo non organizzato e senza armi, che oltretutto non aveva legami con alcuna potenza straniera. Un’insurrezione strana e inaudita ebbe luogo, che sfidava le due super-potenze dal punto di vista ideologico e rivoluzionario. Il trionfo di questa commozione generale non era spiegabile da alcuna tesi avanzata dal sistema capitalista o socialista.
Nell’una o nell’altra super-potenza potevano quindi avere un controllo su questo sollevamento generale, di conseguenza gli intrighi delle super-potenze per contenerlo fallirono. I mustadh’afin del mondo si resero conto che si può tener fronte alle grandi potenze e alzare su di esse le mani vuote. Questa nuova ideologia rivoluzionaria, fondata su le credenze e i criteri Islamici, è in procinto di propagarsi nel mondo e continuerà ad espandersi sempre più, poiché, in opposizione ai grandi sistemi esistenti, presenta un sistema nuovo che non può mancare di produrre un grande effetto intellettuale e spirituale fondamentale sulla società umana.
Ai nostri giorni il mondo è alle prese con gravi problemi. La tirannia, l’oppressione e lo sfruttamento sono in aumento. Il malessere sociale, i disordini e le rivolte vanno crescendo ovunque. Le speranze nutrite dai sistemi sociali dell’Oriente e dell’Occidente per realizzare una società democratica libera o una comunità socialista avanzata si sono ridotti alla disperazione.
Possiamo infatti constatare che la situazione peggiora ogni giorno nei paesi capitalisti. Le agitazioni e le rivolte prendono forma sempre più seria. L’utilizzo di bevande alcoliche e dei narcotici aumentano sempre più nella società e soprattutto fra il personale militare. Un sentimento di vuoto, di assurdità e futilità è penetrato nella società occidentale e la disperazione filosofica non è rara tra i pensatori e gli scrittori.
Pensando alla loro vana esistenza i giovani, disgustati, si volgono verso la droga e reagiscono tramite atteggiamenti quali il movimento hippy, opponendosi così passivamente al sistema capitalista regnante.
Gli uomini stanno perdendo i loro valori. Gli omicidi e la violenza dilagano, e l’orrore di atti delittuosi e criminali è in aumento. Non molto tempo fa gli occidentali adoravano il denaro come un dio che soddisfaceva la loro sete delle cose materiali della vita, ma si sono gradualmente resi indifferenti al denaro e alla vita materiale, perché non sono riusciti a soddisfare le loro aspirazioni più alte con i piaceri materiali, in quanto le loro anime e i loro caratteri innati sono segretamente assettati di una verità che non si trova presso il dio del denaro nel sistema capitalista occidentale.
Quando i cittadini dei paesi avanzati dell’Occidente, come la Svezia, raggiungono uno stadio elevato nella scienza, nella tecnologia, in economia e infine nella civiltà materiale, quando i loro bisogni materiali sono completamente soddisfatti, quando non devono più preoccuparsi per il pane, per l’alloggio e l’igiene, allora essi si rendono conto del vuoto, dell’assurdità e della futilità della loro vita materiale meglio dei loro simili nei paesi meno favoriti, e abbastanza spesso tentano il suicidio.
Tremano d’angoscia quando si accorgono di assomigliare infatti agli insignificanti bulloni e dadi senza volontà nel meccanismo stabilito, che ogni giorno un numero di essi sono schiacciati nell’ingranaggio pesante e senza pietà della società, che la loro vita o morte non importa a nessuno. Di conseguenza possono essere spinti ad alzare la bandiera della rivolta.
Quelli fra loro che sono più coscienziosi e più saggi si rifugeranno nel misticismo, nell’induismo, nel buddismo o in pratiche stravaganti come lo yoga. Altri ancora cercheranno di dimenticare le loro sofferenze ricorrendo a narcotici e all’incoscienza che ne deriva. Alcuni si distruggeranno o causeranno la distruzione di altri ancora. In breve, la vita in Occidente è in via di declino in un baratro di problemi psicologici e sociali senza alcuna via di uscita.
La vita in Oriente è turbata dagli stessi mali e problemi che ha l’Occidente, benché bisogna convenire che i cittadini dei paesi socialisti o comunisti non sono ancora materialmente sazi e che il programma promesso dai loro capi, per soddisfare i loro bisogni materiali, è sempre allettante. La comparsa del movimento hippy e del sentimento di assurdità e di vuoto a Mosca e in altri grandi centri industriali dell’Unione Sovietica indice che i cittadini dell’Urss, al seguito dei loro simili nel sistema materialista occidentale, sono ugualmente sul declino morale, spirituale e filosofico.
La maggior parte delle persone nei sedicenti paesi civilizzati si sentono a disagio, angosciati, ebeti, disorientati, e temono un infelice destino. Conta fra loro chi dispone di bombe con cui poter distruggere in ogni momento se stesso e gli altri. Ciò che è guardato come l’appannaggio dell’uomo civile occidentale può essere eseguito meglio e più rapidamente dalle macchine.
Se il valore dell’uomo è nella sua potenza fisica, ci sono certamente macchine molto potenti con le quali l’uomo non può misurarsi. Gli aerei sono mille volte più veloci della corsa dell’uomo. Se il suo valore risiede nel suo potere di memorizzazione e nel suo valore mentale, allora i dispositivi elettronici possono sorpassarlo; sono stati inoltre realizzati dispositivi che sanno pianificare, giocare agli scacchi, vedere anche di innovare un altro dispositivo.
In cosa risiede dunque il vero valore dell’uomo? Quest’ultimo è dunque condannato ad essere sacrificato sull’altare delle macchine costruite da egli stesso? Ma dove va veramente l’uomo? Si sta annientando definitivamente? Avanza involontariamente schiavo della macchina verso un destino sconosciuto ed indefinito? Quale è in realtà il vantaggio reale dell’uomo sulla macchina? Cos’è che rende un uomo, sebbene sia debole, superiore ad una macchina?
A nostro avviso, per quanto potente essa sia, il privilegio dell’uomo risiede nel suo cuore e nella sua anima, due cose sconosciute alle scuole materialiste. Non è forse giunto il momento che l’uomo esca dal fango del vizio, della miseria e del degrado morale? Non è forse giunto il tempo che egli si liberi dall’asservimento alla macchina e riscopra la sua identità umana? Non è ancora giunto il tempo per la rinascita dell’umanità, per la nascita di un uomo nuovo che consideri la scienza e la tecnologia come soltanto un mezzo a disposizione dell’umanità? Si, è veramente il momento buono per tale evoluzione e il mondo attende una tale rinascita.
La Rivoluzione Islamica iraniana annuncia questa nuova epoca. Sconvolgendo i calcoli materialisti usuali nella vita sociale, questa Rivoluzione ispira i senza scarpe rivoluzionari, incuranti del denaro, del potere, della macchina, degli interessi materiali, della via borghese. Essa apre all’uomo degli sprazzi di luce su un mondo nuovo, gli mostra le sue dimensioni spirituali, presenta a tutti il vero scopo della vita che è un perfezionamento personale progressivo verso la Divinità. Rende l’uomo in grado di superare il suo egocentrismo e la sua natura animale in vista di riconoscere la preminenza della sua spiritualità.
In conclusione, se la Rivoluzione Islamica iraniana trionfa, sarà un grande salto in avanti sulla via dell’uomo verso la perfezione; la nascita di un uomo nuovo sarà facilitata e accelerata, e il mondo sarà pronto per lo stabilirsi della libertà e dell’equità in un sistema monoteista divino
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