Nel nome di Allah, il Misericordioso, il Benevolo

ISLAMSHIA

SITO DELL'ASSOCIAZIONE ISLAMICA IMAM MAHDI (A.J.)
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4 Settembre 2010 25 Ramaďan 1431
 

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L'ETICA NELL'ISLAM

Scopo dell'Etica

L’etica è la scienza della condotta, in particolare è la scienza del fine cui la condotta degli esseri umani deve essere indirizzata, e dei mezzi per raggiungere tale fine. Nell’Islam tale scienza deduce sia il fine che i mezzi dal Corano e dalla Sunnah.

L'essere umano possiede molte caratteristiche simili a quelle degli animali, ma vi sono alcune peculiarità che lo distinguono qualitativamente da quest’ultimi. L'essere umano ha, infatti, due livelli di esistenza: quello animale, che include il mangiare, il bere, il cercare
rifugio, il procreare e tutto ciò che attiene alle funzioni corporali, e quello più propriamente umano, che consiste negli aspetti intellettuali, morali e spirituali della vita.
 
Per quanto riguarda l'aspetto spirituale, le aspirazioni dell'essere umano sono differenti da quelle degli animali, e queste lo elevano ad un grado superiore.
I desideri animali riguardano la sfera materiale e concernono l’ego, mentre l'essere umano ricerca valori e virtù che non sono materiali e non limitati al proprio ego, anzi spesso portano ad agire contro i propri desideri materiali. L’essere umano, infatti, è pronto a sacrificare i propri piaceri materiali per scopi spirituali ed altruistici, a sacrificare i propri interessi personali per gli altri.
La duale natura dell'essere umano comprende quindi due sfere: materiale e umana; il corso della natura umana, a livello individuale e sociale, inizia con l'animalità e culmina con l'umanità.

Il sostentamento materiale è necessario per l'esistenza animale in quanto mezzo, ma quello morale e spirituale, unitamente alla coltivazione dell'umanità nell'essere umano, è essenziale come fine; se l'essere umano non si preoccupa delle proprie potenzialità umane, fallirà nel realizzare la propria umanità e rimarrà a livello animale.

Le Fonti dell'Etica Islamica

Come già accennato, le fonti dell’etica islamica sono due: il Corano e la Sunnah.

Il Corano è considerato dai musulmani il Libro Celeste generato unicamente dalla rivelazione Divina. I musulmani credono che tanto il significato quanto le parole del Corano provengano da Dio. Nella pratica, non vi sono molte controversie tra i musulmani riguardo all'interpretazione di quei versetti del Corano che sono relazionati all’etica.
La Sunnah può esser considerata come l'applicazione degli insegnamenti del Corano ai problemi della vita, così come esemplificato nelle azioni, nei detti e nelle tacite approvazioni del Profeta (delle azioni o detti di altri in sua presenza), sebbene la Sunnah contenga maggiori dettagli.

Per la Shi'a, la Sunnah include tanto la Sunnah del Profeta Muhammad, quanto quella dell'Ahl ul-Bayt, i dodici puri Imam suoi discendenti, che sono considerati come gli eredi della conoscenza e perpetuatori della sua missione, coloro che presentano e spiegano gli insegnamenti islamici puri esattamente nella forma in cui furono rivelati al Profeta.
La ricca letteratura degli Imam della Shi'a riguardo a temi etici è di notevole supporto per gli Shi'iti per chiarire la visione islamica riguardo ai temi etici e ai loro dettagli.

Secondo la Shi'a, e alcuni altri musulmani, la ragione o l'intelletto, al-`Aql, è un'altra importante fonte di comprensione dell'Islam. Sebbene la fonte principale per enfatizzare il ruolo della ragione sia il Corano, c'è stata una disputa tra le scuole di pensiero teologiche sunnite riguardo al ruolo della ragione ed allo stabilire un equilibrio tra la ragione e la rivelazione. La disputa tra gli Ashariti ed i Mutaziliti a questo proposito è abbastanza conosciuta.

La Shi’a ha un punto di vista molto chiaro riguardo alla ragione. Esiste una frase famosa tra i sapienti Shi’iti, spesso utilizzata come regola, ed è la seguente: Kullama hakama bihi al-`aql hakama bihi al-Shar` wa kullama hakama bihi al-Shar` hakama bihi al-`aql. Significa che qualunque giudizio proveniente dalla ragione è approvato dalla legge religiosa o Shari`ah e qualunque giudizio proveniente dalla Legge Religiosa è approvato dalla ragione.
Pertanto, l'approvazione della ragione riguardo ad un tema pratico può esser assunta come prova della sua legittimità nella Shari`ah. Per esempio, se la giustizia è razionalmente buona o corretta anche giuridicamente sarà così.

Akhlaq

Nel linguaggio arabo "akhlaq" è la forma plurale del termine "khuluq", che indica la disposizione, il carattere di un individuo. Nell'etica Islamica il khuluq di un individuo è intrinsecamente correlato allo stato dell'anima, poiché è da essa che hanno origine quelle virtù che elevano l'uomo dal semplice stato di animale a quello angelico.

"Iddio è il Protettore di coloro che hanno fede, e dall'oscurità li trae alla luce" (Sura al-Baqarah, 2:257)

Gli esseri umani sono stati creati per uno scopo di più alto valore rispetto a quello degli animali ed è proprio per questo che, se essi si riducono al livello di bestie il loro rango sarà ancora più inferiore di esse e, analogamente, se essi si elevano al livello di angeli, otterranno uno status superiore a questi.

Gli animali, per natura, agiscono d'istinto, senza capacità alcuna di pensiero razionale. Il loro libero arbitrio ed i loro desideri sono l'unica ragione della loro esistenza. Gli angeli, al contrario, per via della loro natura adorano e lodano Iddio, obbedendoGli incondizionatamente in ogni singolo istante della loro presenza, senza che sia stato loro concesso il libero arbitrio. Questa è la loro unica ragione di esistere.

L'essere umano invece possiede sia i piaceri corporei e quelli dell'anima. Egli mangia e dorme così come prega e ricorda Iddio. Gli elementi del regno animale e di quello angelico non hanno bisogno di un particolare processo di evoluzione, essi si trovano già nel loro intrinseco stato di perfezione; ma l'essere umano richiede di un determinato percorso al fine di giungere al suo obiettivo, obiettivo raggiungibile attraverso l'adempimento degli akhlaq dell'anima.

Tafakkur

Il termine "tafakkur" proviene dalla stessa radice della parola "fikr" che significa "pensiero".
Di conseguenza "tafakkur" nell’Islam indica il processo del pensiero. D'altra parte, come abbiamo visto in precedenza, ogni individuo è anche un essere razionale e, in quanto tale, possiede un'inclinazione naturale ad utilizzare le proprie capacità razionali e di comprensione.
Iddio dice ai miscredenti nel Santo Corano:

"Non hanno forse riflettuto riguardo alle loro anime?" (Sura ar-Rum, 30:8)

Al contrario dell'ovvia attitudine umana nei confronti dell'intelletto, i miscredenti non fanno utilizzo del tafakkur al fine di raggiungere i loro obbiettivi, e per questo motivo arrivano addirittura a negare l'esistenza trascendente del proprio Creatore. Allah dice riguardo ad essi:

"Nei loro cuori vi è una malattia" (Sura al-Baqara, 2:10)

Iddio non dice "nelle loro menti" bensì "nei loro cuori".
Nel Corano, infatti, il cervello non è il luogo della comprensione, poiché tale posto spetta al cuore. La mente è soltanto il luogo dell'analisi e del calcolo. I miscredenti hanno dimenticato completamente il ruolo del loro cuore affermando che la mente umana sia il criterio di ricerca e giudizio più elevato dell'essere umano e per tal motivo non riescono a spiegarsi le intime realtà della loro stessa esistenza.

Al contrario, il tipo di comprensione dei musulmani proviene direttamente dal cuore, mentre la mente è un mero mezzo tramite il quale le azioni sono portate a compimento.

La comprensione del cuore, a causa della sua profondità, non può esser spiegata tramite le parole. Allorquando un credente recita il Santo Corano o il Du'a Kumayl e piange, egli non può spiegarne il motivo a parole, esprimere ciò che prova, ma comprende perfettamente il segreto che si cela nelle sue lacrime, poiché l'intelletto che risiede nel cuore è in grado di farlo partecipe di questa sublime realtà. Questo è il risultato del tafakkur.

Il Ricordo della Morte

Esiste una differenza basilare tra cultura e religione. La paura della morte è insita in ogni cultura: il solo pensiero di morire suscita il timore di ogni sentimento popolare, ed è per questo che si tende sempre, consciamente o inconsciamente, a dimenticarla. Al contrario, la religione e i profeti ci hanno insegnato a riflettere sulla morte in quanto inevitabile realtà. Iddio dice ai Figli di Israele nel Santo Corano:

"O Figli di Israele! Se credete di essere gli eletti d'Iddio ad esclusione delle altre genti, invocate la morte se siete sinceri" (Sura al-Jumu'a, 62:6-7)

Nei Versetti del Sacro Corano sopraccitati, il ricordo della morte è una chiara indicazione al fine di non badare alle illusioni provenienti dai concetti prodotti dalla mente umana o dal sussurrio di Shaytan (Satana), nemico dichiarato di tutti gli esseri umani. Infatti, Iddio ci ricorda nel Santo Corano:

"Ogni anima assaporerà il gusto della morte" (Sura al-Anbiya, 21:35)

Ogni essere umano coltiva un forte attaccamento al mondo, e per questo cerca di dimenticare la vera realtà e il fatto che prima o poi dovrà morire. L'essere umano pensa che la morte sia un brutto pensiero sul quale non vuole riflettere, ha paura di quello che lo aspetta e per questo motivo essa incute timore. In realtà pensare alla morte non è qualcosa di brutto, proprio come pensare che un dato giorno si ha un certo impegno o si deve fare una tal cosa; si tratta semplicemente di osservare la realtà e prendere atto di com’è realmente.
E se prenderemo ogni nostra decisione avendo sempre in mente il ricordo della morte, nessun problema di questo mondo potrà mai effettivamente affliggerci, poiché non saremo più prigionieri di illusioni e paure.

La Purificazione dell'Anima

Dopo aver intrapreso una data azione questa svanisce davanti ai nostri occhi e nessuno è in grado di osservarla per una seconda volta, salvo che, ovviamente, non venga ripetuta, ma in tal caso non si tratterebbe più della medesima azione, ma di una simile.

Invece nell'Aldilà, ogni azione subisce un processo chiamato "cristallizzazione dell'atto", in cui ogni singolo atto viene individuato e preservato; alla luce di quanto detto, è importante l'adempimento di buone azioni, poiché esse non svaniscono, contrariamente a quanto può sembrare in questo mondo.

L'essere umano deve sforzarsi il più possibile al fine di trovare, o creare, il giusto ambiente e le giuste persone che aiutino la formazione di un buon carattere. Lo stesso atto di ripetere una buon’azione ci può fornire le qualità necessarie per la purificazione e lo sviluppo dell'anima.

Senza dubbio il pentimento è l'ingrediente essenziale in quanto provoca nel credente uno stato di estrema umiltà. E' proprio in tale stato che l'anima inizia a vedere se stessa nella sua realtà
effettiva, soffrendo al solo pensiero di cosa pretendeva di essere.

Tre passi fondamentali devono poi essere presi in considerazione ogni giorno.

Il primo avviene durante le prime ore della mattina, laddove stipuliamo un patto con noi stessi, dove dichiariamo di dover controllare determinati desideri attraverso metodi specifici.
Nessuno eccetto Iddio ci conosce meglio di noi stessi; dipenderà quindi da noi prender nota dei nostri punti deboli e considerare la giornata in corso come un'opportunità per correggere i nostri difetti.

Il secondo passo è quello di controllare effettivamente le nostre azioni; poiché alcuni angeli sono incaricati di registrare tutte le nostre azioni, dobbiamo fare in modo che queste siano le migliori e nobili possibili. Siamo noi stessi a dover controllare il nostro “io” attraverso i mezzi che più ci sono utili; alcuni sapienti ad esempio, per mantenere un tono di voce basso, usavano piazzare dei sassolini in fondo alle gengive in modo che quando alzavano la voce si ricordavano del loro patto con se stessi.

Il terzo e ultimo passo avviene la sera, qualche minuto prima di dormire. Si tratta del resoconto della giornata: se esso è positivo saremo soddisfatti di noi stessi, e questa è la ricompensa, se invece il resoconto non sarà appagante dovremo imporci alcuni provvedimenti quali il digiuno, l'elemosina o, almeno, il biasimo di noi stessi.

Il Ricordo d'Iddio (Dhikr)

Il ricordo d'Iddio (Dhikr) è l'inizio di un percorso interiore diretto alla Sua Prossimità.
Per ricordo non intendiamo una semplice meditazione, né un determinato processo o meccanismo specifico, ma piuttosto un atto diretto, un effetto che ci giunge in maniera talmente improvvisa, e sotto certi aspetti anche violenta, che noi non siamo in grado di frenare o impedire.

Il ricordo d'Iddio può essere paragonato ad un improvviso bagliore che ci appare nel mezzo della notte. La prima volta può apparire anche come una cosa inquietante, poiché quando la coscienza dell'anima si risveglia e realizza la realtà suprema, essa rimane come catturata da ciò della quale fino a tal momento era dimentica.

Pian piano l'intelletto si abitua a questa nuova dimensione e quando l'individuo torna ad agire nel mondo, egli percepisce ogni cosa in maniera diversa da com’era abituato prima, non riesce a cancellare questa sua esperienza e qualsiasi cosa faccia non è in grado di dimenticarsi d'Iddio.

"{Coloro che ricordano Iddio l'Onnipotente} in piedi, seduti e coricati, e considerano la creazione dei cieli e della terra e dicono: O nostro Signore! Tu non hai creato tutto questo invano. Gloria a te! Preservaci dal castigo del fuoco" (Sura Ali-`Imran, 3:191)

Ovviamente ci sono vari stadi del ricordo d'Iddio ed ogni individuo Lo ricorda in accordo alle proprie capacità. Alcuni ricordano Iddio semplicemente pronunciando il Suo Nome, altri riflettono su di Esso, e altri ancora non vedono o sentono altro che Esso. Più si procede lungo questo percorso e più il ricordo si fa frequente e profondo. Lo stadio ultimo include la cessazione dell'esistenza del Sé ed il totale annullamento in Iddio.

L'Amore per Iddio

L'amore per Iddio è una delle attitudini più importanti che viene considerata dall'etica Islamica. Esso è strettamente correlato alla conoscenza, poiché maggiormente conosciamo qualcosa che è un bene per noi, più la amiamo, e l'amore a sua volta è sempre fonte di piacere: quando, infatti, apprendiamo qualcosa di nuovo, ci sentiamo sempre soddisfatti e appagati, in quanto l'amore per la conoscenza è un sentimento innato in ogni essere umano.

L'amore per Iddio però non è l'unica fonte di amore che l'essere umano può avere; la più diffusa forma di amore negli esseri umani è infatti l'amore per se stessi, per il proprio ego. La quasi totalità degli individui compie ogni azione mossa dell'amore verso di sé; lo stesso atto di amare un'altra persona, nella maggior parte dei casi, non è altro che amore motivato dal beneficio che ne trae il proprio sé.

L'amore per Iddio invece è un tipo di amore basato sulla qualità, amare qualcosa bello di per sé, la perfezione di una data entità, non per trarne qualche beneficio, ma perché questa perfezione merita di essere amata. Amare Iddio significa amarLo per la Sua bellezza, ed è solo per tal motivo che Egli deve essere adorato, e non per la paura del castigo o la speranza della ricompensa nell'Aldilà.

Il profeta Mosè (AS) ricevette la grazia di poter parlare direttamente con Iddio per quaranta notti, e per via della dolcezza della Sua voce, completamente innamorato di Lui, Mosè richiese di poterLo vedere. Ma Iddio gli rispose:

"Tu non puoi vedermi" (Sura A'raf, 7:143).

Iddio disse allora a Mosè che si sarebbe mostrato alla montagna vicino, la quale era certamente fisicamente assai più imponente del profeta, e nonostante ciò, dopo esserSi mostrato ad essa, questa si spaccò e Mosè cadde svenuto.Iddio dice nel Santo Corano:

"Gli occhi non possono vederLo" (Sura An'am, 6:103)

In questo mondo noi non potremmo mai tollerare la visione d'Iddio, poiché Egli non può esser contenuto dalle nostre ridotte capacità ricettive; ma la sola percezione ed intuizione della Sua infinita bellezza è sufficiente per farci innamorare di un amore puro.

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